Ho guardato il video e quella scena mi ha fatto salire il nervoso. Un nervoso intenso, forte, da stringere i pugni. Sono sicura che non avrei reagito in maniera così calma. Una volta, in gioventù, è successo anche a me.
Pomeriggio d’inverno, è già buio. Cammino per una strada periferica, non molto trafficata né popolata, ma non la definirei isolata. Domani niente scuola. Sto per incontrarmi con amici, in piazza. Sono ben vestita, truccata, insomma preparata per l’uscita. A un certo punto, sento dei passi avvicinarsi velocemente alle mie spalle. Mi volto e lui è già dietro di me, e pam! mi dà una pacca sul culo e scappa via, senza voltarsi né dire una parola. Completamente spiazzata, mi esce solo, a gran voce, “Stronzo!”. L’istinto è quello di rincorrerlo per ricambiare la pacca, di certo non sul sedere, ma in pieno viso. Te la do io la pacca, così vediamo se ti ricorderai di me e del mio culo. Tuttavia, non posso rincorrerlo perché porto i tacchi. Tra l’altro, mi rendo conto che conosco di vista quell’imbecille, che da quel pomeriggio di circa vent’anni fa non ho più rivisto.
Non ho mai capito il senso di quel gesto. Ho pensato che si trattasse di una scommessa tra ragazzi, di una bravata. O semplicemente aveva voglia di toccare il mio sedere. Boh. Di certo non sono andata a denunciarlo – mi avrebbero riso in faccia, a maggior ragione vent’anni fa, poi. Non ne ho fatto un dramma: l’ho raccontato solo ai miei amici, che, per un senso di protezione nei miei confronti, volevano andare a cercarlo per mettere i puntini sulle i; ma non conoscevo il nome del tizio, né sono riuscita a farlo identificare descrivendolo. Non l’ho raccontato a mio padre né a mio fratello, perché avevo vergogna. So che quell’episodio mi ha profondamente irritato. Mi ha provocato tanta rabbia. Soprattutto per il senso di impotenza che ho provato. Dovevo per forza ricorrere a terzi, in particolare maschi, per difendermi? Come si è permesso di toccarmi? Mi chiedevo incredula.

Ecco, sto qui a spiegare a chi ancora ha il coraggio di sminuire che la pacca sul sedere è violenza.
Perché invade il mio spazio corporeo senza che io lo desideri. Perché coinvolge una parte intima del corpo femminile. Perché nel Duemilaventuno uno sconosciuto non può ancora permettersi di toccare una donna con le sue mani lerce ed essere giustificato. Non è un gioco. Fare a una persona una cosa che la mette in imbarazzo non è uno scherzo.
Dire che la pacca sul sedere non è violenza è a sua volta violenza. Perché giustifica altre pacche ad altre donne.

Vi manca solo la clava.

21 pensieri su “A proposito di Greta Beccaglia

  1. Il gesto del tifoso è inqualificabile e merita di essere sanzionato. La frase del commentatore, forse non felicissima col semno di poi, è più il frutto dell’emotività che di una errata percezione a riguardo della gravità del gesto. Tant’è che immediatamente dopo, fuori onda, egli ha detto qualcosa del tipo “puoi dargli una sberla” o roba del genere. In altre parole: se uno incappa in una storta o magari gli cade addosso qualcosa da un balcone, viene spontaneo a chiunque dire “su, dai non te la prendere”. Il primo lo punirei in modo esemplare, perché… basta proprio. Il secondo è da comprendere. Non la migliore delle frasi, ma il suo intento dopo tutto era solo quello di alleviare la frustrazione della ragazza. Mia opinione.

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  2. È un risvolto negativo del sovraccarico di news che ci piovono addosso da tutte le parti: tv, telefono, giornali, radio. E purtroppo le informazioni che catturano i click o le attenzioni sono quelle negative. Fino a cento anni fa sapevi solo quello che accadeva attorno a te o giù di li. E gli eventi negativi erano perciò rari. Adesso tra crolli di dighe, inondazioni e studenti Usa che fanno le stragi c’è un diluvio di apparente negatività. A cui il Covid ha messo un carico doppio.

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  3. Non sono informatissima sull’accaduto, è doveroso specificarlo. Però quello che mi stupisce è che anche alcune ragazze che conosco dicono di questa giornalista “che esagerata!” e “ha alzato il polverone solo per avere notorietà”. Questo mi fa pensare che la mentalità maschilista è ancora molto, troppo radicata, anche nelle donne stesse, persino in quelle giovani e istruite! Ce n’è di strada da fare… Ho sentito anche – sempre da parte di ragazze – commenti del tipo “poteva dargli un ceffone e finirla lì”, come se tutte le ragazze siano in grado di sferrare un adeguato ceffone…. Senza contare poi che se per caso gli avesse fatto male avrebbe rischiato lei di essere denunciata!

    Penso anche che lui probabilmente non è certo peggiore di tanti altri, e a differenza di questi tanti altri è stato “solo” sfortunato che è incappato in una che non ha lasciato correre… Lo ammetto, mi dispiace anche per lui, si sentirà davvero vittima di una esagerazione, sono quasi certa che non abbia pensato di fare qualcosa di male ma solo di goliardico! Probabilmente, dico sempre per idea personale e non per conoscenza diretta ovviamente, lui è uno che mai si sognerebbe di fare intenzionalmente del male a una donna… E’ che per la sua mentalità maschilista riteneva una pacca non qualcosa di male; qualcosa di scortese magari, ma comunque “socialmente accettabile”, uno scherzetto persino, di certo non qualcosa per cui rischi guai con la giustizia!

    Nondimeno, è toccata a lui. Spero che abbia guai non tali da rovinargli la vita perché non sarebbe proporzionale al fatto, ma comunque sufficienti a fargli imparare la lezione, e tali anche da servire da deterrente per altri! Da queste battaglie può cambiare la mentalità.

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    1. Sono pienamente d’accordo con tutto. È la. mentalità maschilista che regna ancora sovrana in troppe persone, anche femmine, che magari negano pure spudoratamente. Già, perché una persona difficilmente è consapevole del suo modo di pensare.
      Perciò sono d’accordo sulla goliardia del gesto ma, ripeto, non va giustificato, appunto perché a nessuno venga più in mente di usare le proprie mani su una donna a proprio piacimento.

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    2. Ps. neppure io sono informata più di tanto sui fatti. Ho letto solo titoli e così, incuriosita, sono andata a vedere il video. Che mi ha profondamente urtato. Sembrava quasi che tutti quelli che stavano uscendo dallo stadio le avrebbero dato la pacca sul sedere. E infine l’intervistato che spara parolacce. Sono sicura che con un giornalista maschio non si sarebbe permesso. È come se quella pacca avesse, in quel contesto, dato il via a un pensiero: “forza ragazzi, è tutto concesso, tanto è femmina – una femmina davanti a uno stadio”.

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    3. Dopo tutto, basta davvero poco per trasformare un gruppo di uomini allo stadio in un branco incontrollato, secondo me (basta guardare quanto testosterone marcio lo stadio tira fuori). Scusa i mille commenti 😘

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