Scenari di vita nei quali mi immergo con i soliti filtri che mi appartengono.

La spiaggia è poco popolata e mi balzano agli occhi due tipi di protagonisti.
Ci sono i bambini, che non hanno ancora cominciato la scuola e non sono mai stanchi dei giochi in spiaggia. Continuano a schizzare, a rincorrersi, a tuffarsi, a fare buche e castelli di sabbia.
E poi ci sono i pensionati, prevalentemente quelli che abitano nei pressi della spiaggia. Sembrano pezzi di carbone, neri e un po’ raggrinziti, come le dita di mia figlia che si attarda in acqua. Dominano l’intera spiaggia, con la loro postazione privilegiata in riva al mare: arrivano presto, loro. Restano seduti sulle sedie di alluminio e nylon con l’aria un po’ da bagnini, un po’ da registi: sguardi seri e scrutatori, schermati dalle visiere.
Tra i due protagonisti, si mimetizzano altre figure: quelli della pausa pranzo, qualche giovane, i pescatori subacquei (più o meno a norma).

E io? Di quale gruppo faccio parte?
Di quelli ai quali settembre non è mai piaciuto, e cercano di addolcirlo con l’illusione di qualche ora di agosto.
Perché il passaggio dallo straordinario all’ordinario mette sempre un po’ di malinconia.

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3 pensieri su “Il mare a settembre

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