Cosa si dice in questi casi? Esistono delle formule universali? Probabilmente sì.

Tuttavia, non ho voluto usare soltanto una frase fatta con quella vecchina, così piccola sulla sua sedia, accanto alla bara. L’aria stanca parlava per lei, il volto sfinito dietro la mascherina azzurra. Mi sono accoccolata e le ho preso la mano, in barba al Covid. Perché non si può non provare tenerezza quando due persone che hanno trascorso tutta la vita insieme vengono separate.

Le ho detto di farsi coraggio ed è bastato per farla aprire, per farla parlare. Di suo marito, della malattia.
– Chissà se ce la farò. Eravamo sempre insieme, molto affiatati, uno accanto all’altra per 57 anni.
– Siete una persona di fede?- mi è venuto spontaneo chiederle, usando l’arcaico “voi” che ancora si rivolge alle persone anziane da queste parti. Mi ha risposto di sì, e le ho detto che la fede l’avrebbe aiutata tanto. Lui lo era ancora di più, uomo di fede.
– È che a una certa età lo sappiamo a cosa andiamo incontro, quello che prima o poi arriverà. Ma quanto ha sofferto, non lo auguro neppure al peggior nemico. – Eppure lui, ha continuato la donna, aveva accettato la sua croce: – Gesù non è forse morto in croce? – diceva.

Ecco cosa può scaturire da una frase sentita: l’apertura di un mondo, anche di fronte a una sconosciuta, racchiuso in poche parole.

In foto: La morte e la vita

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5 pensieri su “Conversazioni sentite

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