Un tempo, la Befana non era brutta e vecchia come oggi. Si chiamava Anafeb. Si racconta che provenisse dal mondo delle principesse, tanto era delicata e dolce. Della sua bellezza, poi, nessuno poteva chiuder bocca.

– Non esiste giovane più bella! – diceva qualcuno. – Cosa darei, per avere il suo viso! – sospiravano le fanciulle del regno. – E non parliamo dei suoi capelli! – vociferavano le comari in paese.

Al mattino e prima di andare a dormire, si sedeva alla grande specchiera nella stanza da letto e spazzolava i suoi lunghi capelli color miele, che profumavano di cannella. La pelle del viso era liscia e luminosa: sembrava proprio una bambola di porcellana. Le mani lunghe e affusolate accarezzavano con tenerezza un cane e un gatto che le facevano sempre compagnia. Sfoggiava un sorriso sincero e salutava con gentilezza chiunque incontrasse sul suo cammino.

Tanto grande era il suo cuore: tutte le domeniche, si recava in piazza dove una miriade di bambini la aspettava per ascoltare fiabe sempre nuove e ricevere in dono cioccolata e caramelle, mentre ai meno fortunati portava anche scarpe, vestiti e giocattoli.

Tutti la conoscevano, la sua bellezza e la sua grazia erano sulla bocca di tutti e la sua generosità non aveva eguali. La sua esistenza, perciò, quasi offuscava la fama della regina, la quale soffriva molto di non essere amata allo stesso modo dal suo popolo. Stufa di sentir parlare in continuazione di Anafeb, la regina un giorno decise di rivolgersi alla maga più potente della nazione, Maga Faneba.

– Solo tu puoi aiutarmi – la supplicò la regina in lacrime – io voglio essere come lei!

– Mia regina, sono tanto dispiaciuta, ma non posso accontentarti se mi chiedi questo. La sola magia che posso fare è rendere Anafeb brutta, ma così brutta che tutti sparleranno di lei e i bambini avranno così tanta paura di lei che non le si avvicineranno mai più! – e pronunciate queste parole, la maga scomparve con un puf! in una nuvola di fumo.

Quella sera, Anafeb, spazzolandosi i capelli, notò che intere ciocche cadevano sul pavimento. Spalancò gli occhi e si coprì la bocca con la mano, in un’espressione di stupore e paura: – Cosa mi sta succedendo?

Sul viso, prima perfetto, le spuntarono protuberanze e nei neri e pelosi; il naso, prima piccolo e carino, si allungò spaventosamente; qualche dente cadde via e qualcuno si annerì.

Tra le lacrime di disperazione, Anafeb vide apparire la maga, la quale le raccontò quanto richiesto dalla regina. – Mi dispiace, Anafeb, ma non ho potuto sottrarmi agli ordini della regina! In compenso, ti regalerò una scopa magica: se la cavalcherai, ti farà volare in alto e ti porterà ovunque tu vorrai,

Anafeb, senza perdersi d’animo, montò sulla scopa: – La userò per continuare ad amare tutti i bambini del mondo, porterò loro doni e dolciumi, nessuno potrà fermarmi! Da oggi in poi, mi chiamerò Befana.

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22 pensieri su “La vera storia della Befana

  1. Bellissima storia e versione originale della befana…
    Grazie Enza ci regali sempre perle di scrittura…
    Per capire che anche dagli avvenimenti non positivi possiamo trarre il meglio…
    Donando comunque il meglio di noi stessi🥰🥰🥰♥️♥️♥️♥️

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