Quante stelle quante stelle

Dimmi tu la mia qual è

Non ambisco alla più bella

Basta sia vicino a te

Al cader della giornata

Questo ritornello mi è improvvisamente saltato in mente la sera di San Lorenzo. Di ritorno da una passeggiata, trafelata per la salita (poco illuminata) di casa e per la fine della gestazione – avrei partorito due giorni dopo – ho alzato gli occhi al cielo. Che spettacolo: una miriade di puntini bianchi in un cielo nero. I miei occhi si sono colmati di meraviglia come se non lo avessi mai visto prima. Subito ho esortato la mia bambina ad alzare la testa e perdersi in quella meraviglia del creato.

Qualche settimana dopo mi è tornato in mente quel ritornello e ho pensato bene di usarlo per far addormentare mia figlia: ha funzionato. Tuttavia, non ricordavo il resto della canzone, così ho chiamato in causa mio fratello. Si tratta di canzoni che cantavamo nella nostra vita da scout.

In un istante mi si è svelata una galassia di ricordi, scene a cui non ripenso spesso, ma che hanno una connotazione emotiva senza eguali. Mentre mio fratello mi cantava la canzone – in un messaggio vocale che custodirò gelosamente – avevo la pelle d’oca.

Ho rivissuto i campi estivi, in montagna, sotto le stelle. Le notti stanche avvolta nel sacco a pelo. La sensazione che i piedi, protetti dalla tenda, mi venissero mangiucchiati da una mucca. La colazione con latte e cacao, la ginnastica per il risveglio muscolare. Gli altipiani in cui perdersi, da riempire con l’alzabandiera e l’ammaina bandiera quotidiane, con i bivacchi che si specchiavano nei nostri occhi curiosi. I cieli più belli che abbia mai visto, la semplicità più assoluta che abbia mai vissuto. I rapporti veri, il divertimento con poco, l’interazione stretta e diretta con la natura, la condivisione, il gioco di squadra. L’arte di arrangiarsi. Il saper inventare e inventarsi. Tutto questo, come una pellicola da scorrere lentamente, nell’arco di qualche strofa.

Perché “Scout una volta, scout per sempre”.

Ed è così dolce poter condividere e regalare certe emozioni, intense e vere, a chi ci seguirà.

7 pensieri su “Al cader della giornata – Ricordi

  1. Cara Grazia, è vero, “una volta Scout, Scout per sempre”; ne so qualcosa, visto che anch’io (come te) ho passato un periodo in questa associazione; e non ti nascondo che sono stati i momenti più belli della mia vita! Ho molti ricordi: dalle Route estive, ai campi con i ragrazzi dai 12 ai 16 anni, le notti trascorse all’addiaccio ed i canti intorno al fuoco… Grazie per avermi fatto rivivere in un attimo questi momenti. Ti abbraccio forte! ❤

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      1. È sempre un piacere venirti a leggere! È vero non sono tanto le persone con cui si è condiviso questo percorso, quanto questo genere di ricordi, che rimarranno sempre vividi, e quindi i più importanti da conservare.

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