Chi è questa bambina che stringo tra le braccia? Chi è questo batuffolo che nutro con il mio seno? Io ho soltanto un desiderio, in questo momento; un desiderio che è diventata una vera e propria esigenza: voglio tornare a casa da mia figlia“. Non era forse mia figlia anche quella principessina che solo poche ore prima si agitava ancora nel mio ventre?

Sono pensieri molto forti e forse in tanti mi riterrebbero una mamma snaturata, eppure è esattamente quello che mi passava per la testa nelle ore successive al mio secondo parto. Sarà stata la solitudine forzata, chiusa in una stanza in clinica, senza facce conosciute a festeggiare con me; sarà stato il sonno arretrato e ormai perso; sarà stato il baby blues, fatto sta che ho sperimentato uno stato d’animo davvero strano, indefinito e indefinibile.

Non che non abbia provato la stessa gioia della prima volta nel vedere un corpo uscire dal mio corpo. Ho pianto allo stesso modo. Sono stata invasa dalla stessa brama di stringere quella piccola vita tra le mie braccia, di baciarla, coccolarla, conoscerla. L’ho consolata allo stesso modo quando me l’hanno adagiata tra le braccia, mentre piangeva disperata, avvolta in una coperta identica a quella usata due anni prima. E la mia voce ha avuto lo stesso effetto: le mie figlie, entrambe, quando ho sussurrato loro il mio benvenuto al mondo, hanno immediatamente smesso di piangere, schiudendo gli occhi in un’espressione di beata incredulità.

Eppure è stato tutto così diverso, dal test di gravidanza al parto. Ma questa è un’altra storia, che pian piano racconterò. Non è stato più bello o più brutto; semplicemente diverso. E se, come dicono, ogni figlio è diverso; se, come è vero, con ogni figlio un genitore instaura una relazione diversa, perché non dovrebbe essere diverso da figlio a figlio ciò che prova una mamma?

A me è successo così. Rispetto alla prima figlia, ho avuto bisogno di più tempo per realizzare ciò che stava accadendo, sia alla notizia della gravidanza che alla nascita. Mamma lo ero già, e questo avrebbe dovuto facilitare le cose. Invece non è andata esattamente così, complici l’insicurezza, la paura di non essere all’altezza di crescere più di un bambino, il timore di non poter essere una buona madre per entrambe, il senso di colpa verso la prima figlia – sì, l’idea di avere un altro bambino mi faceva sentire in colpa, poiché lei non sarebbe stata più la sola, la regina indiscussa, la pupilla di mamma e papà.

Oggi sono mamma bis. Oggi, a distanza di tre settimane dalla nascita della mia seconda bimba, mi emoziono quando mi riferisco alle mie figlie chiamandole Le bambine. Non è più soltanto Rosanna, ma sono Le bambine. Non saranno mai sole al mondo, perché l’una ha e avrà sempre l’altra. Sono le mie bambine, il dono più grande, la gioia più pura, l’amore incondizionato e viscerale.

Oggi il mio cuore batte a doppio e in ogni battito echeggiano due nomi: Rosanna e Matilda.

29 pensieri su “Benvenuta a te

  1. Prima di tutto, bentornata, cara Grazia! Mi è mancato leggere i tuoi post… 🙂 E poi… felicitazioni, cara Grazia!!! Rosanna non sarà più sola, hai ragione: adesso avrà anche una sorellina di cui prendersi cura, assieme alla sua mamma ed al suo papà; e tutti e tre saranno i punti di riferimento della piccola Matilde! TYi abbraccio forte, e ti mando anche un bacio! ❤

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      1. Non preoccuparti, è comprensibile… Allora aspetto di leggerti! 😉 Anche io ho un po’ di novità che puoi trovare sul blog; quando puoi, curiosa pure! 😀 Buona serata! 😉
        Un abbraccio anche a te

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  2. Auguri infiniti. Mio nonno diceva figlia femmina è Provvidenza. Vero i figli sono sempre diversi e si ci pone diversamente con ciascuno di loro. Sai come si dice? ‘E dete da mano nun songo tutte uguali. Ciao Enza e ancora felicitazioni di vero cuore.

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