Quei violini che risuonavano maestosi nel grande teatro mi hanno tenuto compagnia per giorni. Chiudevo gli occhi e ondeggiavo impercettibilmente la testa, persa nelle melodie che continuavano a scorrere sotto la mia pelle accapponata.

Quella sensazione di leggerezza, di estasi, di etereo, la porterò sempre dentro di me.

E poi le corse al mare di domenica mattina con Pina, quando tutti dormono, pronte ad affrontare le curve costiere ancora calde a settembre. Con i finestrini aperti facevamo il pieno di salsedine nelle narici, mentre quelle stesse note si disperdevano nella macchia mediterranea cicaleggiante.

Un liberatorio ‘Insieme a te non ci sto più’ partiva dalle nostre ugole per un viaggio verso destinazioni sconosciute.

12 pensieri su “Note maestre

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