Dopo una notte di riposo discutibile, accendo il telefono. Google foto mi ripropone, come fa a volte, delle immagini di quattro anni fa.

Lisbona.

Quando si dice il potere delle immagini.

La prima foto che vedo ritrae un mercatino pieno di gente, un sabato mattina. In un istante sono assalita dal profumo della primavera, da quella libertà che mi pervadeva le membra una volta salita in aereo. Immagino, in una dolce allucinazione, l’odore pungente di quel bacalhau cucinato a ogni angolo in tutte le salse e l’aroma intenso del caffè a sessanta centesimi. Assaporo quel Porto bevuto su un marciapiede in una fiera scoperta per caso e i cicchetti di ginjinha tracannati al tramonto. Ho voglia di accendermi una sigaretta, proprio come facevo quando, pronti ad affrontare una giornata da turisti, uscivamo dall’albergo per riversarci nella insaziabile curiosità peregrina. Vengo accecata dalla profondità del cielo più azzurro che abbia mai visto, in cui avrei slegato il mio sguardo e la mia mente per ore intere. Sono all’ombra di vicoletti antichi da cui filtrano spiragli di luce, sole e colore e tra i cui muri ruvidi sventola biancheria appena stesa ad asciugare.

I colori: forse sono quelli che non dimenticherò mai di Lisbona. Il colore del cielo, del Tago, delle pasteis de nata mangiate a Belem, il colore dei tram, del pesce grigliato nei grandi piatti bianchi, persino della pavimentazione delle piazze più belle. E poi i colori dell’Alfama. Quelli in cui mi sono persa cantando Mouraria.

Quelli in cui, nella luce accecante e calda del Miradouro das Portas do sol, venimmo avvicinati da un ragazzo che vendeva cianfrusaglie. Conosceva bene l’italiano e fu molto bravo con le parole, tanto che acquistammo non so quante collanine, braccialetti e altro. Quelle parole, però, non le ho dimenticate mai. Avete bambini? chiese a me e mio marito. No, rispondemmo all’unisono. Forse fu abile a leggere una punta di delusione nel mio sguardo, anche se all’epoca, per scelta, preferivamo goderci la vita di coppia. Non ancora, ribatté, dovete rispondere “non ancora”, perché la strada è lunga e non sappiamo cosa ci riserva. Sono sicuro che arriveranno. [Guardati ora, dopo quattro anni, Enza]

Lisbona, uno dei viaggi più belli della mia vita. Non vedo l’ora di poterci tornare.

Ma come può una foto, in un lasso di tempo lungo un fulmine, farci viaggiare con la mente in maniera così articolata e veritiera? Meno male che quello siamo ancora [e sempre] liberi di farlo.

21 pensieri su “Alfama

  1. Forse, anchje per me Lisboina è stato uno dei viaggi più belli che abbia fatto: belli i colori, d’accordo, nulla da dire; ma è stato bello anche trovarsi in mezzo a tanti contrasti; in una città che se in un momento sembra benestante, per via del suo quartiere, un attimo dopo sprofondi nella povertà più vera, ti guardi intorno, e trovi palazzi diroccati, con il bucato steso al di fuori… Forse è proprio questo a rendere Lisbona una città unica nel suo genere. 🙂 Buon pomeriggio, cara Enza! ❤

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  2. Quest’anno Lisbona a casa nostra è in ballottaggio con Atene, ma credo che andremo in Grecia. La scelta definitiva non l’abbiamo ancora fatta, troppe variabili, pandemia in primis. Ma temo che Lisbona resterà nella wish-list.

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