GIORNO 4. DIALOGHI (O MONOLOGHI?) TERAPEUTICI

Leggi il giorno 1.

– Ora che so che mi ascolta, dottore, posso anche essere più precisa. Forse è quello che sto per raccontarle il vero motivo per il quale sono qui. Sì, è vero, ho bisogno di parlare. Ho anche provato a farlo con un prete, ma non credo che abbia capito granché. Pensi che alla fine della confessione mi ha assegnato una mole infinita di Padre nostro, Ave Maria, atti di dolore e non so cos’altro per le redenzione dai miei peccati.

No, no. Io non voglio, io mi rifiuto categoricamente di pensare a quello che mi è successo come a un peccato. Ma stiamo scherzando? Ancora a questo, stiamo? Mia madre mi diceva sempre: Fa’ come sei fatta che non è peccato.

Allora mia madre si sbagliava? Parliamoci chiaro: una madre può mai sbagliare? No, no. Una madre non sbaglia mai. Una madre ha sempre ragione. E io perché dovrei sentirmi una peccatrice? Il modo in cui sono non può essere peccato. Va bene, all’inizio l’ho pensato. O meglio, non solo all’inizio.

Ricorda quella persona di cui le ho parlato? Quella dello scontro al centro commerciale? Sono sicura di sì. Emme. Emme sta per Maria.

Dottore, io con Maria mi sono sentita in un modo che… io non glielo so spiegare. Non mi era mai successo, mai in quasi quarant’anni di vita. Ho provato da subito una forte attrazione per lei. Il contatto con la sua mano mi ha fatto sentire come sciolta, come burro fuso. Dottore, io non ero mai… non avevo mai provato piacere fino in fondo, con un uomo, ma con lei ho finalmente toccato il cielo con un dito, neppure pensavo che potesse esistere una sensazione del genere. Un po’ provo ancora vergogna ad ammetterlo… ma con lei stavo troppo bene. E credevo sarebbe stato per sempre.

Invece oggi sono qui a parlare della sua assenza. Ancora, ancora e ancora. Dopo anni dalla rottura. Con lei ho avuto l’unica relazione duratura e intensa. Stabile, no, non direi proprio. Era un tira e molla continuo. Sa, dottore, io credo che le storie sentimentali instabili siano le più intense, le più vere, quelle indimenticabili.

Sembrerà che io sia una masochista. Boh, può darsi che sia così, non lo escludo affatto. Ormai, non faccio più caso a quello che sembro. A Maria, per esempio, sembravo una donna troppo presa da ciò che pensano gli altri. E soprattutto mi accusava di non amarla abbastanza. Forse ha anche intuito il perché, dottore. Ebbene sì, nei lunghi anni insieme, io non ho mai avuto il coraggio di uscire allo scoperto. Ecco il motivo di tutti i nostri litigi. Le promettevo che avrei parlato con i miei genitori e che saremmo finalmente uscite per strada mano nella mano, che ci saremmo baciate senza aver paura di essere viste, che ci saremmo amate senza considerare ciò che la gente pensa. Che saremmo semplicemente state noi. E poi sistematicamente ritornavo sui miei passi. Finché lei non si è stufata. E se ne è andata con un’altra.

Dottore, nessuno dovrebbe aver paura di mostrarsi per come è. Ovviamente nei limiti delle proprie libertà.

Però, ora che ne sto parlando con lei, mi rendo conto di un’altra cosa, in un certo senso un rovescio della medaglia: nessuno può costringerci a fare qualcosa che non vogliamo. Non ho coraggio? Forse. O forse, semplicemente, non ero ancora pronta a fare quel passo. Chi era, Maria, per pretendere che io spiattellassi la mia intimità al mondo, se in quel momento non me la sentivo? Sì, è vero, era la mia metà, era il mio amore, era la mia vita. Ma chi ero realmente, io, per lei, se non mi capiva e non accettava che io non fossi uguale a lei, che avessi delle esigenze diverse dalle sue?

In fondo, a ripensarci, Maria non era tanto migliore di me. Avrei anche potuto stancarmi io, di lei, piuttosto che lei di me, con tutte le pressioni che mi faceva.

Già, dottore, proprio così. Una persona che dice di amarti ma vuole cambiarti, forse non ti ama davvero.

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2 pensieri su “Emme

  1. Oddio. Credo che dipenda cosa significa “cambiarti”.
    In un rapporto di coppia, non dico si debba scendere a compromessi, ma è necessario in un certo qual modo “adattarsi”.
    Esempio: se io sono solito guardare la TV la sera mangiando biscotti, ma lei si accorge che oltre a far briciole ingrasso come un bue, posso benissimo “cambiare” in meglio, non tanto per “accontentare” le sue richieste, ma proprio per migliorarmi.

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