ispirato a una storia vera

Vera guarda fuori dalla finestra della sua cameretta pensando che da domani tutto sarà diverso, anche il suo sguardo sul panorama montuoso che da sedici anni vede tutte le mattine. Sorseggia il latte preparato dalla sua mamma, mentre del pane caldo la aspetta sul tavolo, in cucina. Chissà se stamattina me ne hanno lasciato qualche briciola, pensa sorridendo tra sé e sé. È la seconda di otto figli e non è mai facile farsi spazio in famiglie così numerose, anche se il papà lavora sodo per dare a tutti loro una vita dignitosa. L’Italia è in crescita in questi anni, eppure Vera e i suoi fratelli camminano con le scarpe rotte e le maglie rattoppate. Figuriamoci se Vera può permettersi di andare a scuola o, peggio ancora, di comprare qualcosa da leggere. Eppure lo desidera così ardentemente! Vorrebbe soltanto immergersi in righe e righe da divorare, in storie da ricordare, in luoghi da immaginare e in folle di personaggi da conoscere.

È il 1964. Domani Vera si sposa. Suo marito è più grande di lei di dieci anni. Si sono conosciuti un anno fa. Lui passava ogni mattina sotto il suo balcone, per andare al lavoro. Un duro lavoro, quello del carpentiere. Ma la vista sinuosa di Vera gli allietava ogni fatica. Lei, dal canto suo, ogni mattina trovava una scusa per affacciarsi alle 6.30 in punto e regalare il suo sorriso migliore a quell’uomo scurito dal sole, con le sopracciglia nascoste dai folti capelli neri. E poi era seguito un saluto timido con la mano; e poi era seguito un bacio soffiato nel vento fresco dell’alba; e poi era seguito un incontro fortuito in strada, coronato da occhiate passionali; e infine era seguito un incontro con i suoi genitori in cui Raffaele, con il vestito della domenica, aveva chiesto la mano di Vera al suo papà.

Forse, una volta sposati, Raffaele mi comprerà qualcosa da leggere. Questo è il bizzarro pensiero che le viene in mente, oggi, il giorno prima del suo matrimonio. Non pensa a quanto sia giovane, non ai figli che verranno, non al cambiamento che la aspetta: pensa solo a qualcosa da leggere.

È il 1970. Vera chiede degli spiccioli a Raffaele per comprare un libro che ha visto in edicola in edizione economica. Raffaele le tira un ceffone e la mano possente si stampa sulla pelle delicata del viso. Non ti permettere mai più di farmi una richiesta del genere. Cosa credi, di essere una donna emancipata? Forse in un’altra vita. Ora devi fare solo la moglie e la madre e, sbattendo la porta, se ne va a lavorare.

È il 1976. Vera ha messo da parte, 10 lire alla volta, il resto della spesa quotidiana, per comprare una rivista che ha visto in edicola, mentre passava a testa bassa. Stringe quella mattonella di carta al petto e poi la schiaccia sul naso per sentirne il profumo. Corre a casa per leggere, rileggere e ancora leggere, nel silenzio della casa vuota. Ma Raffaele rincasa prima del previsto e la sorprende alle spalle, mentre lei è completamente assorta e non si accorge della sua presenza. Raffaele le tira i capelli, tanto che una ciocca di quella capigliatura folta gli resta nella mano. Poi le strappa la rivista dalle mani e la getta nelle fiamme vivaci del fuoco scoppiettante. Vera non dice nulla, ma nell’aria ferma si sente il sibilo del suo singhiozzo strozzato.

È il 1990. Vera manda uno dei suoi nipoti in edicola, a prendere la rivista che legge sempre. Non va da sé perché l’edicolante una volta ha fatto la spia. Una moneta di mancia al nipote e poi può drogarsi di lettura e vedere cosa succede al mondo, almeno così. Lei non esce mai, al mare ci sarà andata tre volte in tutto nella sua vita e di certo non con Raffaele; il massimo del suo svago è andare al minimarket all’angolo a comprare il latte e il pane. Ma Vera ha imparato a nascondere le riviste in un cassetto della cucina, dove sa che Raffaele non mette mai le mani. Continuerà a leggere, oltre ogni ostacolo. Continuerà a volare con la fantasia: è quanto le basta.

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9 pensieri su “Qualcosa da leggere

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