Un giorno, a tavola, mio marito mi ha chiesto: «Se tornassi indietro, andresti all’università?».

Gli ho risposto raccontandogli un breve aneddoto della mia vita universitaria.

C’era una copisteria, nei pressi dell’università, in cui tantissimi studenti si rifornivano di appunti e domande d’esame. Ci lavoravano molti commessi. Una di loro la ricordo molto bene. Aveva i capelli ricci ricci e gli occhiali, avrà avuto poco più di venti anni. Era un giorno caldissimo della sessione estiva quando entrai in quel negozio ad acquistare non ricordo cosa. La ragazza sudava tantissimo, nel calore delle macchine fotocopiatrici in perenne funzione, e non trovava un modo per rinfrescarsi, nonostante si sventolasse in continuazione: non c’era aria condizionata nel locale e le pale da soffitto lo trasformavano in nient’altro che un forno ventilato. In quel momento presi coscienza di una cosa. Pensai: qualsiasi strada intraprenderò, indipendentemente dal mio percorso formativo, lo studio universitario mi servirà, senza dubbio, ad avere una possibilità in più, quella di scegliere. Lo penso ancora oggi, nonostante il modo in cui siano (o meglio, stiano andando) le cose. Che poi, spesso oggi i laureati non abbiano scelta, è un altro discorso, fotografia del tempo storico in cui viviamo.

Studiare all’università, al di là del bagaglio di competenze e conoscenze tecniche, settoriali e specialistiche legate al curriculum formativo che si sceglie, permette di sviluppare abilità e competenze, a mio avviso, impareggiabili.

In particolare:

  • Insegna a pianificare la propria attività. Non ci sono più i compiti in classe, le interrogazioni, l’assegno giornaliero per casa a scandire i tempi e il numero di pagine da studiare. Sostenere o non sostenere un esame dipende dalla propria capacità di gestire la quantità di studio da affrontare.
  • È un’ottimo esercizio per la gestione dell’ansia. Gli esami, si sa, sono una fonte inesauribile di ansia, ma ai fini del loro superamento è indispensabile sapere tenerla a bada.
  • Consente di avere a che fare con diverse tipologie di persone, di conoscere bella gente e di imparare a tenersi alla larga da altra gente.
  • È una palestra per imparare a relazionarsi in maniera appropriata a persone di un certo spessore intellettuale.
  • È per molti il noviziato per una nuova vita senza mamma e papà. Spesso, è necessario trasferirsi e così è necessario imparare a gestire diversamente la quotidianità e la casa. Inoltre, per molti intoppi, sia burocratici che di altro tipo, non ci saranno più i genitori a incaricarsi di risolvere i problemi.
  • Apre la mente.
  • Infine, oltre allo studio, c’è tutto il lato emotivo e umano: le persone, i luoghi, le amicizie, le abitudini legati alla vita universitaria sono qualcosa che non si dimentica mai.

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41 pensieri su “Se tornassi indietro, studieresti all’università?

      1. Si certo Enza con piacere. Perchè ho preso coscienza di me stesso, dei miei limiti, del credere in me stesso e provare a superarli.Ho dato fondo a tutte le mie energie e ho scoperto che anche se a volte si perde c’è sempre qualcosa di buono da salvare recuperare e utilizzare per le volte successive. Applicando poi queste esperienze non solo allo studio ma alla vita quotidiana ho imparato a guardarmi intorno e accettare tutto ciò che accade.

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  1. Buongiorno Enza! ❤
    Non c'è che dire, è tutto vero! Io ho fatto un cammino universitario un po' strampalato, non riuscendo a trovare quello che volevo fare, ma oggi sarei tentatissimo di riprendere… Ti auguro un sereno martedì! 🙂

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    1. Certo, questo è un aspetto che non ho affrontato nel mio post. Volevo soltanto nominare gli aspetti della vita universitaria che ci consentono di crescere come persone! Il percorso universitario è sempre tosto, non è mai una passeggiata. Ci vogliono sacrifici, costanza, dedizione e tanto altro per giungere alla laurea.
      Grazie del commento!

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  2. Tornassi indietro rifarei l’università.
    A me personalmente ha fatto crescere parecchio. Probabilmente complice anche il tipo di università che ho fatto, totalmente diversa dalle altre: regole, orari diversi, altre attività che non vengono effettuate nelle “normali” università.

    E poi con l’università ho capito l’importanza di saper contare non solo su se stessi, ma che relazionarsi con altri è di vitale importanza. Ho scoperto di avere ottime doti comunicative e di essere molto empatica con le altre persone…
    E questo grazie all’università e alle persone che ho conosciuto lì! ☺️

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  3. Per chi ha frequentato un liceo classico come me la risposta è più che scontata: certo che la rifarei, l’università! il suo valore formativo è fuori di dubbio ed è, oltretutto, il giusto completamento di un percorso di studio e di vita. Non a caso si dice “curriculum vitae et studiorum”.
    si può stare benissimo senza, intendiamoci: ho molti parenti, amici e conoscenti che non sono laureati e hanno vissuto o vivono benissimo. Io parlo di me, di quel che sono io: ero tanto contento dell’università che ho fhatto pure un dottorato di ricerca, una scuola di specializzazione per l’insegnamento superiore, che sarei rimasto addirittura a insegnarci, se non fosse poi un mondo tutto a sé.. ma qui dovrei aprire un altro capitolo non solo della mia vita.
    L’nniversità è il mondo degli scambi culturali, delle conoscenze con i grandi (e non solo d’età), è il momento in cui impariamo a essere noi stessi in rapporto col prima e col dopo.
    Bologna è sede universitaria e quindi non ho avuto il distacco dalla famiglia, ma sono gli anni in cui ci si trasforma. Ora che, mio malgrado, insegno al liceo, nei relativamente ai miei studenti non pongo nemmeno la uestione se iscriversi o meno all’università: l’eccezione è piuttosto il contrario.
    Non so se io ti abbia risposto, Enza; ma, per dirla come la si diceva una volta, lo studio è premio a se stesso.

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  4. Se tornassi indietro finirei l’università, però la mia carriera l’ho fatta ugualmente. Fu un bel periodo anche se non completai gli studi. Poi ci ho lavorato all’università e da impiegato prima e da funzionario poi è tutt’altra cosa.

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