Una storia che parla di me

«Voglio regalarti questa pianta – mi disse mia madre. – In primavera sbocceranno dei fiori bellissimi, grandi e di un colore intenso e brillante. Starebbe benissimo davanti alla porta d’ingresso di casa tua».

Ero molto scettica, perché non ho il pollice verde. Mio malgrado, non vado tanto d’accordo con le piante. Spesso dimentico di dar loro l’acqua, quindi non potrei mai avere a che fare con piante delicate e bisognose di cure costanti: avrebbero vita breve. A casa mia, dunque, entrano soltanto piante piuttosto “autonome”.

Per tutto l’inverno, quella grossa pianta ha fatto da guardia all’uscio, senza batter ciglio. Ha bevuto l’acqua della pioggia e la rugiada del mattino, ha subito silenziosamente il gelo e qualche fiocco di neve, i lampi e i tuoni.

«Mamma, le foglie sembrano essere prive di vita. Sono secche e flosce» le raccontavo.

«Non ti preoccupare. A primavera, vedrai, le foglie rinasceranno, belle e rigogliose» mi rispondeva fiduciosa.

E invece io me ne preoccupavo. Di tanto in tanto, controllavo la vita all’interno del grande vaso. Non me la sentivo di trascurare quello che era un dono prezioso, perché sapevo bene quanto mia madre ci tenesse. Ogni primavera, infatti, l’ho vista per anni portare i fiori sbocciati da quella pianta al cimitero, davanti alla tomba di mio padre.

Intanto la primavera è arrivata. «Mamma, lo sai, sono nate foglie nuove, polpose e verdi!». E poi, entusiasta: «Mamma, mi sembra che stiano spuntando gli steli dei fiori!». Infine, incredula: «Mamma, stanno per sbocciare i fiori!»

Non conosco il motivo per il quale mia madre abbia voluto privarsi della pianta per regalarla a me. Consapevole della mia incapacità di relazionarmi alle creature verdi, quest’anno guardo i fiori e sento che sono un miracolo. Un miracolo che mi parla di lui, del mio adorato papà.

È come se, quando esco da quella porta e dopo rientro, lui fosse lì, ogni volta a salutarmi e di nuovo ad accogliermi. Lo vedo, seduto sul gradino, che mi sorride e mi fa l’occhiolino. Non dice nulla. Non ce n’è bisogno. Lo sento chiaramente e mi si accappona la pelle, perché è così reale, non è soltanto immaginazione. Mi guarda con amore e con orgoglio, come ha sempre fatto e non si stanca di ribadirmi che non se ne è mai andato: è qui, accanto a me, accanto a noi. Accanto agli amori della sua vita, agli amori ai quali ha dedicato la vita.

5 pensieri su “Nei fiori, nella terra e nell’aria

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