Leggere ai tempi del Covid-19

“A cena parlarono della morte e decisero di comune accordo che non esiste. Non è un’esperienza, non può essere vissuta nè raccontata nè testimoniata. Dunque non esiste. C’è un prima della morte, che è percepito da tutti, ciascuno con il suo grado di prossimità, chi in platea chi in piccionaia, ciascuno con il suo grado di miopia più o meno volontaria. E c’è un dopo la morte che è vissuto dagli altri, quelli che sono ancora vivi.”

Lidia Ravera, “Piangi pure”

Finalmente ho ricominciato a leggere. È il primo romanzo di questo periodo di quarantena. Il primo dopo la nascita di mia figlia.

Negli ultimi mesi, ho impegnato il tempo silenzioso del suo pisolino pomeridiano, troppo prezioso per dedicarlo all’adempimento di altri doveri, a scrivere. Il giorno dopo aver terminato il mio romanzo, mi sono ritrovata seduta accanto ai suoi occhi chiusi, con le mani intrecciate sulla pancia, a pensare Che faccio? E l’occhio mi è caduto sui libri non ancora letti.

Piangi pure lo avevo acquistato almeno due anni fa, quando per caso mi sono imbattuta in un’intervista dal tono informale a Lidia Ravera. La donna, con il racconto della sua vita, aveva esercitato su di me un notevole fascino. Era proprio quella di Porci con le ali, rimasto anch’esso nella pila di volumi da leggere, dopo essere stato acquistato in edicola tra i libri impolverati in offerta speciale.

Ci credo, io, alle coincidenze. Ho aperto il romanzo ed ho scoperto che la protagonista si chiama Iris, proprio come la protagonista del mio romanzo. E questa analogia mi ha spinto ad andare avanti, sempre negli spazi concessi dalla mia piccola, immersa come prima tra le pagine che si lasciano letteralmente divorare. La forma di diario, che occupa buona parte del romanzo, aiuta a penetrare nell’intimità di questa donna non più giovane, la quale combatte con il pensiero assillante ed ansiogeno della propria morte. Eppure, l’incedere dell’età non può essere semplicisticamente accostato al declino, alla fine della corsa, alla bellezza che sfiorisce ed alla menomazione.

È proprio questo il bello della storia. Scoprire che non esiste un tempo per godere della libertà, per essere se stessi, anche nella propria bizzarria. Non esiste un tempo per essere al passo con i tempi e non esiste un tempo per sentirsi più saggi o migliori intenditori delle vicende della vita. Non esiste un tempo per sentirsi vivi, né uno per sentirsi e riscoprirsi Donna; non esiste un tempo per provare ancora il batticuore e percepire le gambe di burro di fronte ad una persona. Non esiste un’epoca della vita migliore di un’altra per tirare le somme, per tuffarsi nel passato o per avere il desiderio di relegarlo nell’oblio.

Nonostante le grandi scoperte esistenziali a cui sono giunta leggendo il romanzo, questa storia mi ha messo malinconia.

Malinconia che sparisce quando, voltate e terminate le ultime pagine, riscopro il sapore degli inizi della vita perdendomi nella mano di mia figlia che mi tocca il viso, mentre assapora la vita bevendo dal mio seno. Ho immaginato che un giorno potrà scrivere dei momenti legati a questo romanzo.

Ricordo nitido il suono delle pagine di carta spessa e ruvida voltate dalle dita sottili di mia madre. Mi cullava, ritmico, mentre ero persa nei miei sogni di bimba, dietro le palpebre chiuse. Per brevi istanti, aprivo gli occhi e guardavo mamma, mentre, ignara, aveva la testa abbassata e gli occhi persi tra le righe d’inchiostro. Era un periodo strano, quello. All’improvviso smettemmo di andare dalle nonne, le passeggiate diventarono un ricordo lontano così come gli incontri festosi con gli zii ed i cugini. Ma non me ne curai più di tanto, perché la sua presenza era tutto ciò che potessi chiedere. Lei bastava a me, come io bastavo a lei, almeno per quanto fossi in grado di percepire… Solo che lei, a volte, si lanciava in quelle pagine… Era il suo modo di viaggiare, volare alto, uscire, tenersi compagnia.

Perché Libro vuol dire Libero.

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2 pensieri su “‘Piangi pure’ di L. Ravera

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